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Negli ultimi anni sono stati fatti molti cambiamenti che avrebbero dovuto puntare a ottenere un miglioramento dell’economia, riducendo, tra l’altro, le dimensioni della spesa pubblica. Ma ciò non è avvenuto, dove questa si trova in continuo aumento, fissata, ora, a quasi 700 miliardi.

Non si può negare che siano stati registrati dei cali su alcuni fronti, ma, a rimediarvi, ci pensa quello pensionistico, che rappresenta uno dei numeri più importanti nella crescita della spesa.

 

È stato registrato dalla CGIA che la spesa pubblica è aumentata, solo nell’ultimo anno, di 340 milioni, raggiungendo un totale, fino ad ora, di 691,2 miliardi. Cifre impressionanti, ma è la realtà che è costretta ad affrontare il nostro Paese, continuamente illuso con la promessa di miglioramenti che si vede negato. Certo, dei dati positivi ci sono, ma non bastano a risanare il debito italiano.

 

Tra questi pochi vediamo la discesa della spesa del personale di 1,8 miliardi, grazie alla riduzione dei dipendenti e al blocco dei contratti per i dipendenti pubblici. Anche i consumi intermedi sono aumentati di 267 milioni, mentre le uscite correnti sono calate di 4,5 miliardi.

 

In aumento sono, invece, le prestazioni sociali in natura, quindi assistenza sanitaria e farmaceutica, con cifre da capogiro: +410 milioni. Ad accompagnarle ci sono le spese pensionistiche e assistenziali, che rappresentano la parte maggiormente coinvolta, con +6,1 miliardi, compresi degli 80 euro di Renzi.

 

Sembra, quindi, che, nonostante tutte le misure drastiche prese, come l’aumento dell’età pensionabile, non ci siano dei risultati positivi e l’Italia continua a essere associata a un “Paese di vecchi”.

 

In che maniera potremo avere un futuro, come paese, se i numeri continueranno ad essere così negativi? Che speranze ci sono per i nostri figli e nipoti? La risposta deve essere data necessariamente dalla politica, che però non sembra, per ora, in grado di trovare una soluzione.

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