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Il DDL sul negazionismo è stato approvato il 3 maggio a Palazzo Madama con 134 a favore, 14 contrari e 36 astenuti.

Questo era già passato e, successivamente, rifiutato in precedenza alla Camera e, per evitare che anche questa volta si ottenesse lo stesso risultato, sono dovute intervenire delle modifiche.

 

In particolar modo, viene cancellato quel “pubblicamente” che tanto aveva generato scalpore e sostituito con una frase più appropriata. In aggiunta alla legge Mancino, scatteranno, così, da 2 a 6 anni per chi si occuperà di negazionismo, rendendolo un vero e proprio reato nazionale.

 

Il negazionismo è la negazione di un corrente storica e, in questo caso, si riferisce a quei crimini collegati alla discriminazione raziale in relazione alla legge Mancini che li condanna. Grazie all’approvazione del nuovo DDL, chiunque venga riconosciuto in questo reato associato, appunto, a tale legge, potrà subire una condanna che andrà da 2 a 6 anni.

 

Praticamente, d’ora in poi il negazionismo sarà una vera e propria aggravante nei confronti dei reati di discriminazione razziale e xenofobia. Ma come è stato modificato il Disegno Di Legge per essere approvato?

 

Ciò che era stato contestato nel testo precedente era il termine “pubblicamente” usato in relazione al negazionismo. In pratica, suggeriva che questo potesse venire condannato solo se usato in un luogo pubblico.

 

Ciò ha portato al completo dissenso da parte di Camera e Parlamento e, per porvi rimedio, Nico D’Ascola, presidente della Commissione di Giustizia, ha sostituito il termine con la frase “concreto pericolo di diffusione di tali idee”. Con un po’ d’astuzia è riuscito ad accontentare tutti e, questa volta, a far approvare il DDL sul negazionismo al Senato.

 

Chiudiamo dicendo che la prima firmataria dell’atto era stata la senatrice Silvana Amati del PD, la quale aveva detto che questo provvedimento era una cosa dovuta dal Parlamento in seguito alle leggi razziali del 1938.

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