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La legge sulle unioni civili ottiene il via libera ufficiale da parte della Camera, dopo la Fiducia che si è tenuta nello stesso giorno dell’11 maggio e a seguito della quale Matteo Renzi l’aveva già descritto come “un giorno di festa”.

Durante le prime votazioni erano stati 369 coloro a favore e risultava ormai scontato che la legge entrasse in vigore. E, infatti, con tre sì in più, la Camera ha dato la sua approvazione con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti.

 

L’11 maggio sembra essere un giorno storico per l’Italia, anche se la comunità LGBT ha dovuto rinunciare a numerosi diritti, con una legge che è stata in parte mutilata.

 

Ma il Presidente del Consiglio è sempre stato convinto della sua decisione di andare avanti per far ottenere all’Italia un primo traguardo in questa lunga lotta che mira a dare a tutti i cittadini gli stessi diritti, un qualcosa che appartiene alla nostra Costituzione ma che non viene messo in pratica. In questa maniera l’Italia si porta alla pari di altri stati, anche dell’Unione Europea, dove le unioni civili venivano già riconosciute.

 

Inutile dire che, nonostante tutti i tagli alla legge Cirinnà, c’è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di protestare per l’approvazione della legge, tirando in ballo anche affermazioni sessiste nei confronti della Boschi.

 

Mentre Renzi grida ai festeggiamenti, il Centro Destra continua con le sue proteste, ma, ormai, è troppo tardi perché la decisione è già stata presa. E anche le minacce di Matteo Salvini, che ha invitato i sindaci leghisti a non celebrare le unioni civili, sono completamente inutili, perché nessuno di questi ha il diritto di astenersi a tale legge.

 

Rimane un eccellente passo per l’Italia, una legge che sarebbe dovuta passare già da tempo ma che, per un motivo o per un altro, era sempre stata rimandata.

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